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Un
certo Pederzoli al Festival del Cinema di Berlino |
Autore: |
Lenny
Nero (don’t believe his lies) |
Bello
stonato, munito di M&MS e cocacola mi assetto nei posti migliori del
cinema, pronto alla visione.
Poi perö non resisto al fascino del tappeto rosso e vado fuori in mezzo
alla marmaglia ad aspettare i vips. Che si fanno attendere, ma non più
di tanto. Eccoli, anzi eccolo. L’eroe della serata è Bud Spencer.
Ad aspettarlo macchine fotografiche, cineprese, folle di nonne scatenate
con in mano volantini di "Lo chiamavano Trinità", generazioni
unite dal comune ruolo di fan, genitori urlanti dimentichi dei propri figli.
C´è anche uno striscione a due aste che non riesco a leggere.
Ma chi si presenta è un uomo vecchio zoppicante, che saluta come
il papa, ridendo. Ha la barba ancora più folta dei tempi d´oro,
ma bianca, così come i pochi capelli che gli rimangono. La folla
si stringe su di lui, che dopo ore raggiunge la sala, accomodandosi in quinta
fila defilato sulla destra.
Come potete immaginare io mi trovo ancora all´entrata in palese stato
di shock. Penso a quando mi commuovevo guardando "lo chiamavano Bulldozer",
quando schiaccia la palla da rugby fino a farla esplodere, le magnifiche
melodie degli Oliver Onions, le mie lacrime nel budino al cioccolato a casa
dei nonni; Acco che bestemmia ad ogni cartone che passa davanti agli occhi
di un cinnazzo di 8 anni.
Mi svegliano da questo stato di trance le urla italiane di due zittelle
in menopausa, che stringono nel mezzo un vegliardo pacifico. E´ Ermanno
olmi. Le due arteriosclerotiche adesso urlano come pazze. "Qui nessuno
lo conosce!! Fate passare Ermanno!!! non e’possibile!!". Nessuno
lo caga, ma come biasimare i giornalisti che ancora si accalcano intorno
a Bud? Le due streghe non accettano che Ermanno passi inosservato, ma Ermanno
non si scompone e ride come un deficiente a tutti coloro che gli aprono
il varco. Proprio non capisce la situazione, Ermanno. Finalmente si assetta
di fianco a Bud. I due sorrisi ebeti pronti per le telecamere. Intanto Marc
mi fa notare che bud deve avere notevoli problemi di vista dato che le occhiaie
schiacciano le due pupille blu, riducendole in due fessure microscopiche.
Quei begli occhi azzurri di un ex nuotatore olimpico schiacciati da uno
spesso strato di
tessuto adiposo. Agghiacciante.
Film. discreto. Colpi di genio a tratti.
Bella storia deprivata come ne “Il mestiere delle armi” dagli
stereotipi del cinema classico. Una bella fotografia e dialoghi molto
belli, ricerca di poesia. Ottima la trovata di affiancare la storia reale
ad una rappresentazione teatrale, nella quale Bud nel ruolo di pirata
cantastorie calza a pennello. Alcune cadute di stile mascherata dall’espediente
teatro, ma lo spettatore mai si perde, anzi segue con attenzione fino
alla fine. Nel finale scade, Ermanno vuole tornare sui binari classici
dopo aver fatto per un ora un film diverso. Nella diversità stava
il bello, tutto muore quando sale la musica classica di rito per il climax
nel finale, e frasi riciclate da cinema di serieB anni 80.
Olmi è un genio, ma qui non va oltre a ciò che la pellicola
stessa vuol essere: una favola. Voto 6.5
Ma arriviamo alla conferenza postproiezione. Olmi e Bud si trascinano
a fatica sul palco, raggiunti dopo un inspiegabile ritardo di 10 minuti
dal figlio di olmi, Fabio, direttore della fotografia. Due traduttrici:
una inglese, dalla voce orribile e dal modo di fare da maestrina so tutto
io -secondo me era vergine; una italiana, traduttrice per il tedesco,
che si presenta così:" Ci sono italiani in sala?". Dato
che il film era in italiano, i molti italiani accorsi al richiamo di Bud
risponodono dedicando un applauso a loro stessi. Taluni urlano. Clima
da stadio che emerge anche all’estero, anche al cinema.
Subito una domanda idiota che non ricordo, poi una vecchia chiede ad Ermanno
perché non ha fatto un film che parla di cose contemporanee (???
ndr), poi inizia lo show. Un tedesco che si sbracciava da ore in prima
fila riceve la parola e finalmente domanda: "Bud, ci sono progetti
futuri con Terence Hill?"
La pessima traduttrice omette il nome di Terence nella traduzione per
Bud, che non capisce e risponde a caso. Marc mi chiede se Terence Hill
non è morto e io gli dico che fa una fiction in Italia dove fa
il prete. Ridiamo.
Ermanno se la cava con ironia davanti a due domande inutili sulla scenografia,
ma tutto sta andando a rotoli per colpa delle traduttrici, quando Bud
sale in cattedra. Spara a freddo due frasi in tedesco (l´ha studiato
a scuola, ndr)che mandano in visibilio i due terzi del pubblico ancora
in sala. Poi fa un cicchetto che manda in visibilio solo me a quella odiosa
traduttrice che
aveva ancora una volta fatto un errore grammaticale. Poi scatta la domanda
della serata, perché Bud ha scelto Bud come nome d´´arte.
Bud si impettisce e
risponde come in uno dei suoi film. "Carlo Pederzoli è una
persona, Bud Spencer un altra." Chiaramente applausi, ma non è
finita. Prende il microfono alla traduttrice (Evvai!!) e per cinque minuti
sciorina come un fiume in piena tutto il suo curriculum vitae da nuotatore,
ovvero da Carlo Pederzoli. Molti (anche Marc) non conoscevano il suo passato
da nuotatore olimpionico, molti non sanno chi è in realtà
Carlo Pederzoli. Il pubblico non capisce, ma sta a bocca aperta a guardare.
Mai dimenticherò nella vita il momento in cui ho visto quell’uomo,
il dito indice alzato al cielo, urlare: "Settebbello!!! I was in
Settebbello!! Italian national team!". Olmi ride, tutti ridono e
applaudono. Poi Bud fa per par condicio anche un breve ex cursus sul suo
alter ego Bud, 36 anni di carriera e più di cento film, ecc. Olmi
ride, ma non la schiera dei suoi leccaculo, tra
cui quelle due troie in menopausa. Si cerca quindi di veicolare questo
pietoso siparietto su Ermanno, che proprio non sa cosa dire e allora lecca
il culo a suo figlio, mago della cinepresa. Un altro sketch di Bud, che
dopo italiano, inglese e tedesco, adesso sfodera lo spagnolo per rispondere
a tono ad uno spagnolo in sala (Nessuno fino a quel momento sapeva che
c´erano anche spagnoli in sala, ndr). Le due traduttrici si sentono
bistrattate e cercano un po’ d´attenzione, Ermanno ride.
Così si arriva al gran finale. Ormai solo 30 persone sono in sala
ad assistere a questa farsa, il circolo vizioso di domande senzasenso
non vuole chiudersi. Allora un uomo di bella presenza, sulla quarantina,
brizzolato, col pizzetto si avvicina con fare sospetto al palco. Attira
l’attenzione della pietosa traduttrice che durante la conferenza
ha assunto il ruolo di pietosa moderatrice, e le fa il gesto dello sgozzo,
il taglio del collo, conosciuto anche come cravatta colombiana. Taglia
taglia che qui non se ne può più. E infatti non se ne può
proprio più. Così la peggiore traduttrice di tutti i tempi
lascia scivolare nel silenzio le ultime indecorose domande e ringraziando
tutti augura la buonanotte. Applausi scroscianti, la gente si alza non
per una standing ovation ma per raccogliere le giacche ed andare a casa,
quando il brizzolato salta con insospettata agilità sul palco,
si avventa sui resti della traduttrice sbranata in precedenza da Bud,
le strappa il microfono di mano e urla in italiano: "Non vi muovete!!
Che nessuno lasci la stanza prima che Bud Spencer non sia uscito!!".
Il che sarebbe durato ore, conoscendo i ben noti problemi di deambulazione
di Bud. Così la gente incurante si avvia verso l´uscita.
Ma il brizzolato non ci sta. Dichiara l’alt generale per permettere
a
Bud di uscire indisturbato, poi intima alla traduttrice: "Traduci
adesso!!"
Io sono uscito. Mentre fumavo una sigaretta, dopo 5 minuti abbondanti,
ho visto Bud passare circondato dall’entourage di leccaculo, brizzolato
compreso. Parlavano di ristoranti italiani a Berlino, ma io pensavo che
attraverso quelle fessure forse Bud non riuscirà a vedere nemmeno
cosa ha nel piatto. Provando imbarazzo per loro e un po’ di pena
non per Bud Spencer, quanto semmai per Carlo
Pederzoli, è calato il sipario anche sulla mia serata.
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