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Far la doccia col gesso non è mica facile. Uno deve sedersi sul bordo della vasca con la gamba del gesso fuori, perché non si deve bagnare. Per essere proprio sicuri che non si bagni, meglio avvolgerla tutta in un sacco di cellophane. Poi si inizia: shampoo testa bagnoschiuma ascelle grillo culo gamba destra piede destro. Alla fine mi asciugo soddisfatto. La mia gamba sinistra si rintana nel suo cunicolo bianco: la sua cricca la vive male, come una vergogna. Nonostante il gesso, son andato alla Brenta con Nicola. La Brenta è un’enoteca piccolina. Le dimensioni suggeriscono non so perchè l’avvinazzamento incontrollato. Alla Brenta ci vado sempre con Nicola a discutere del Caffè della Calza, che poi è il nostro sito Internet. L’abbiam messo su circa tre anni fa ed è un po’ un contenitore per scrivere quel che ci pare e dar la possibilità a chi gliene frega di veder online le sue cose, anche roba qualsiasi tipo flussi di coscienza. Da quando esiste, il Caffè della Calza ha già chiuso tre volte e riaperto quattro, oltre ad aver subito due restaurazioni grafiche. Anche adesso è in restaurazione grafica, o meglio under construction. Prima che iniziassimo a restaurarlo per la seconda volta, era stato chiuso un anno perché io ero a Siviglia e Nicola a Bilbao. Insomma, su tre anni di vita del Caffè della Calza, il sito è stato davvero online per poco tempo, ma questo non ci importa. Abbiamo ordinato due Gewus Traminer ma la signora si è sbagliata e ci ha portato due novelli.“Avevamo ordinato due Gewus”, le ho detto. “Ma va, mi prendi in giro?”. Nessuno mi crede: “No, davvero, avevamo ordinato due Gewus”. “Allora ve li cambio”, mi ha detto lei. “ No, non si disturbi, è lo stesso”, abbiam detto io e Nicola. “Ma perbacco, se ho sbagliato ve li cambio”, ha insistito lei. “No, davvero signora, non importa, van benissimo i novelli”. A volte, a me e a Nicola, non so cosa ci importa veramente. Mi son fatto una sega. La prima da quando son tornato dall’ospedale. Ero lì a letto dopo pranzo, mezzo assopito sotto il pannetto e a un certo punto mi son tutto eccitato. Così, da solo. Per una di quelle catene di pensieri che non si riescono a controllare, tipo hai appena visto alla tv il figlio di Mara Venier, allora pensi a Mara Venier, allora pensi a un film con Mara Venier in cui ti ricordi che aveva delle calze autoreggenti, allora ti scorre davanti una carrellata di autoreggenti tipo nere-rosse- con pizzo-senza pizzo-appena sopra al ginocchio-appena sotto alle mutande, finché nella carrellata non arriva un modello che ti ricorda qualcosa, certo, quella tizia di Siviglia che mentre eri lì che la spogliavi conlentezza rituale hai scoperto che aveva le autoreggenti nere appena sopra al ginocchio. E una volta arrivato a quel punto lì sei fregato, perché ti stai già eccitando. E quando sei tutto eccitato hai due possibilità: reprimere reprimere reprimere pensando magari al goal di Baggio R. contro la Nigeria, oppure assecondare questo richiamo della natura e farti una sega. Io, vista la situazione propizia (abbiocco, pannetto, penombra), ho deciso di farmi una sega. Ed ero molto contento, perché sentivo tutto quel fluire di sangue nel corpo che vuol dire che tutti i tuoi organi han proprio voglia di collaborare a questo momento di gloria. E allora, via, collaborate! Su! E anche lì, dentro al gesso, c’era tutto un formicolio come se nonostante avesse la scusa del gesso la mia gamba sinistra non avesse intenzione di privare gli altri del suo apporto. E, insomma, è stato molto bello. Uno, perché ho avuto la prova definitiva che l’anestesia spinale non mi ha compromesso nessuna funzione vitale. Due perché con tutto quel salire e scendere di sangue, chiudersi e dilatarsi di vasi dal cervello fino alla gamba, formicolare discendente dal busto verso il grillo, insomma con tutta questa primavera generalizzata, nel mio organismo si respirava un diffuso senso di marxismo. Col gesso uno anche dopo un po’ non si muovere. Sta quasi tutta la settimana chiuso in casa. Perché, dove cazzo sarei andato, altrimenti? Quando mi faccio questa domanda, di solito dopo sono contento. |
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