Bleah!!! Blaterare di Blog Bluastri
Dopo avere impiegato i soliti sei mesi (+ un
anno di chiusura) a restaurare il Caffè della Calza, io e Nicola Caverna, da
sempre impavidi innovatori del web, ci siamo accorti orripilati di essere
indietro, masticati, fuori moda. Infatti, il modello Caffè della Calza (interni
in mogano, bancone vintage, decorazioni pop-kitsch) è invecchiato di cent’anni
in un anno davanti all’incontrollato proliferare, dalle Alpi al Mare dal
Kamcatcha a Ushuaia, del blog. Termine gommoso, linguato e bluastro che
designa un nuovo modo di costruire e gestire siti Internet.
I tizi di www.dizionet.it,
dizionario online di termini informatici, lo definiscono così.
Il blog è uno spazio virtuale gestito autonomamente che consente di
"rendere pubblico in tempo reale" notizie, informazioni o storie di
ogni genere. E' dunque un nuovo modo per "esprimersi" in rete in modo
facile (non è necessario conoscere l'HTML o qualunque altro tipo di linguaggio
per programmare) e veloce (si diventa “operativi” in 5 minuti ed è esattamente
come scrivere con Word). Una nuova tipologia di “sito Internet” a metà tra i
“newsgroup”, le “pagine personali” e i “portali” d'informazioni.
Insomma, uno spazio internet con pochi
fronzoli grafici: una sola pagina potenzialmente lunghissima dove vengono
pubblicati, uno sotto all’altro secondo l’ordine cronologico, tutti i
contenuti. Uno spazio web, dunque, semplice, senza gerarchie, senza strutture.
Molto libero. Idea molto ganza.
Tant’è che anche Virgilio ha instaurato un servizio che permette agli utenti di
costruirsi il proprio blog.
Ecco come Virgilio parla del blog.
Blog sta per Web-Log (appunti di
navigazione): il blog è un modo semplice per pubblicare materiale
in rete gratis anche se non sai come pubblicare un sito web.
Puoi usare i blog di Virgilio come diario personale o per parlare di quello che
ti piace, dare notizie, pubblicare storie, informazioni, immagini, contenuti
audio… insomma potrai dare libero sfogo
alla tua fantasia.
Virgilio Blog è così semplice da usare che è al servizio di ogni tua idea.
Nel gergo dei blog ogni cosa che pubblichi (una frase, un articolo, una storia
… un'idea) si chiama post.
Dato tutto questo proliferare di blog, l’altro giorno mi
sono avvicinato a Nicola Caverna, che era lì che attaccava festoni per
l’inaugurazione del nuovo Caffè della Calza, e gli ho detto: “Oh, Nicola, ma
noi siamo un blog?”. E lui, secco: “No”. C’è poco da fare: non siamo un blog.
Infatti il Caffè è strutturato (c’abbiam messo sei mesi a pensare come) e
graficamente sopraffino (pieno di cornicine, scrittine, fotine). Tanto vale
farsene una ragione, e, anzi, vantarsi di mostrare tra queste tre mura le
vestigia di un tempo che fu, quando la libera espressione sul web non era spartana
ma decadente e libertina, amante della verità ma anche dei fronzoli che ne
fanno da piacevole contorno.
In questo lavoro di autoabbindolamento ci ha aiutato una pagina di diario di
Calisce, possibile alleato in un possibile nucleo-resistenziale anti-blog.
Dal pre al post blog n.3 Allora,
allora, continuo le mie riflessioni ad alta voce sul pre blog e il post blog.
Sullo scrivere e il non scrivere in rete, insomma. Allora, allora. Tutti questi
blog dove la gente parla come in una grande chat. Mah. Tutte queste parole che
io percepisco come chiacchiericcio, come perdita di tempo. Scrivere implica una
certa responsabilità prima di rompere il cazzo agli altri, prima di pretendere
anche una distratta attenzione. Insomma, non riesco ad appassionarmi più di
tanto ai blog. Non è un discorso aristocratico, il mio. Non è neppure contro la
volontà che ognuno deve avere di fare e scrivere e dire quello che vuole.
Semplicemente mi annoiano. Forse hanno un valore terapeutico, mi dicevo. Forse
no. Proprio io che ho iniziato 42 mesi fa con questo diario on line faccio 'sti
discorsi, mi dico. Ma fin dall'inizio, ricordo ora, pensavo a un qualcosa in
forma di libro, come poi è avvenuto. Sarà la mia deformazione professionale.
Pensare a una scrittura, ma anche a una rilettura. Non so. Non so bene neppure
cosa cerco di dire. Neppure a me stesso. Probabilmente va bene tutto. Tutto e
sempre. Il mondo dell'informazione è sempre più il mondo della chiacchiera. E
il mondo della letteratura imita sempre più il mondo dell'informazione. Non ho
nulla da aggiungere, al momento. Non sono arrabbiato. Non sono triste. Rimango
in perplesso e imperituro silenzio.
Per chiudere, dal sito di Quinto Stato ecco un
vasto elenco di blog, da spipullare senza chiudere la finestra dorata e barocca
del Caffè della Calza: http://www.quintostato.it/links/.