Titolo: Storia di una sera Autore: Moroid

Si chiamava Marilù, la incontrai al bar Trocadero all'angolo tra via Puškin e via Majakovskij. Stava seduta al bancone mentre disinvolta si lasciava trasportare dall'euforia del suono blues che usciva da uno squallido jukebox di periferia. Stava lì e appoggiava le labbra carnose al bicchiere, era senza dubbio una donna di gran classe o una puttana di merda. Aveva i capelli lunghi fino al sedere che sul davanti gli cadevano sopra il seno formoso; era il tipico pezzo di donna da una scopata e via.

Non potevo lasciarmi scappare questa occasione.

Dal fondo del locale si sentì un frastuono che spezzò l'armonia che si era creata tra il mio sguardo e lei. Pur essendo sbronzo, mi avvicinai e mi sedetti sullo sgabello al suo fianco, ordinai un doppio Barbouncon ghiaccio e mi misi ad osservarla. Pensavo, che magnifica scopata avrebbe potuto farmi addormentare quella notte. Per nulla intimorito iniziai a toccarle la coscia denudata da uno spacco del vestito.

Lei mi disse -"Allora vai subito al sodo"- , poi mi sorrise, come se non aspettasse altro.
Mi si avvicinò, quasi avesse intenzione di baciarmi, e mi sussurrò all'orecchio -"Beh non mi offri niente?"-.
Senza dire nulla chiamai il gestore, ordinai un altro doppio Barboun e le domandai cosa volesse.
Lei rispose -" Il solito"-.

Era passata circa un'ora quando mi accorsi che continuando così avremmo potuto parlare per tutta la notte. Quasi mi avesse letto nel pensiero, dopo esserci raccontati le nostre vite del cazzo, lei suggerì di uscire dal locale per girare la città. Ci fermammo in diversi squallidi locali pieni delle solite facce di gente dalle quali si capiva che la notte era come una forma di esistenza, per quelle persone che, di giorno, non avrebbero potuto farsi vedere. Finimmo per accostarci al margine di una vecchia strada abbandonata, invasa qua e là da insegne luminose e rifiuti domestici. Lei mi appoggiò la mano calda tra le gambe e mi slacciò la cerniera. Iniziò a prenderlo in bocca succhiando fino quasi a farmi svenare.

-"Dio, quanto mi ero eccitato"-. Già premevo le mani sul suo seno e incominciai a slacciarle il vestito.
A questo punto lei si fermò e mi disse -"Conosco un posto qua vicino dove potremmo andare"-.
Partimmo con la mia Ford scassata e ci fermammo in un vecchio motel dove per soli 10 dollari affittammo una camera per la notte.
Entrati dalla porta ci buttammo subito sul letto avvinghiati come l'istantanea di un quadro cubista.
Fu una scopata grandiosa, lei, una vera macchina da sesso carica di passione e fantasia.

Interminabile.

Continuò finché stremati ci lasciammo andare al sonno, mentre alla finestra si accostavano i primi raggi dell'alba. Quando mi svegliai stappai l'ultima lattina di birra, la scolai mezza in un sorso e mi feci una doccia ghiacciata.

Uscito dal bagno la guardai nuda sul letto e pensai -"Ma stanotte che cazzo ho fatto"-.
Facemmo colazione insieme, la riaccompagni al bar dove aveva la macchina e ci lasciammo con gli occhi senza scambiarci i numeri di telefono.

Partì con la sua Pink Cadilac e a quel punto pensai -"Era davvero una donna di gran classe, ma con una voglia da puttana"-.
Dopo essere tornato per una settimana al Trocadero senza incontrarla nuovamente, ordinai da bere e mi misi a leggere un giornale di gossip, incuriosito dalla foto sulla copertina.

Era lei e capii che la pantera dell'altra sera era anche una celebrità.

Mi seccai un altro barboun doppio, uscii dal locale e mi avviai verso la mia vecchia Ford.