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Non potevo lasciarmi scappare questa occasione. Dal fondo del locale si sentì un frastuono che spezzò l'armonia che si era creata tra il mio sguardo e lei. Pur essendo sbronzo, mi avvicinai e mi sedetti sullo sgabello al suo fianco, ordinai un doppio Barbouncon ghiaccio e mi misi ad osservarla. Pensavo, che magnifica scopata avrebbe potuto farmi addormentare quella notte. Per nulla intimorito iniziai a toccarle la coscia denudata da uno spacco del vestito. Lei mi disse -"Allora vai subito al sodo"- , poi mi sorrise, come se non aspettasse altro. Era passata circa un'ora quando mi accorsi che continuando così avremmo potuto parlare per tutta la notte. Quasi mi avesse letto nel pensiero, dopo esserci raccontati le nostre vite del cazzo, lei suggerì di uscire dal locale per girare la città. Ci fermammo in diversi squallidi locali pieni delle solite facce di gente dalle quali si capiva che la notte era come una forma di esistenza, per quelle persone che, di giorno, non avrebbero potuto farsi vedere. Finimmo per accostarci al margine di una vecchia strada abbandonata, invasa qua e là da insegne luminose e rifiuti domestici. Lei mi appoggiò la mano calda tra le gambe e mi slacciò la cerniera. Iniziò a prenderlo in bocca succhiando fino quasi a farmi svenare. -"Dio, quanto mi ero eccitato"-. Già premevo le mani sul suo seno e incominciai a slacciarle il vestito. Interminabile. Continuò finché stremati ci lasciammo andare al sonno, mentre alla finestra si accostavano i primi raggi dell'alba. Quando mi svegliai stappai l'ultima lattina di birra, la scolai mezza in un sorso e mi feci una doccia ghiacciata. Era lei e capii che la pantera dell'altra sera era anche una celebrità. Mi seccai un altro barboun doppio, uscii dal locale e mi avviai verso la mia vecchia Ford. |
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