Titolo: Per caso Autore: Moroid

Si chiamava Larry.

A quel tempo gestiva ancora quella squallida locanda a fianco del molo, sul porto della città: un locale da vecchi ubriaconi, frequentato principalmente da lupi di mare che vivevano alla giornata, e da sgualdrine senza lavoro che a poco prezzo facevano divertire, per racimolare qualche spicciolo e tirare avanti.

Quando si entrava dalla porta principale una nebbia di fumo accecava lo sguardo, tutto ciò che si sentiva era puzzo di birra e di marciume.

Larry, erano ormai anni, che ogni cazzo di sera stava lì, dietro al bancone di legno scuro.

Aveva il volto pallido come se la morte lo stesse aspettando da un momento all’altro.

Ormai raggiunta la cinquantina, quella vita stressante lo stava distruggendo fisicamente e moralmente.

Viveva in una specie di roulotte ai bordi della spiaggia, ormai interamente ricoperta dalle bufere di sabbia che periodicamente arrivavano dall’oceano.

Un tempo era stato sposato con una grassona di nome Ester, una rompicazzo che dopo due anni di matrimonio si era trasferita in Florida per vendere caramelle alle bancarelle dei Luna Park.

Dopo quella storia, Larry non aveva più avuto grandi esperienze sentimentali.

Dall’ultima volta che aveva toccato il culo di una donna erano passati almeno due anni; fin troppi ne erano trascorsi dall’ultimo rapporto sessuale serio.

Quella sera, dopo la chiusura, si mise a spazzare la piattaforma di assi che stavano davanti al bar e intanto alzò lo sguardo: le stelle brillavano intense e luccicavano.

Ogni volta che guardava al cielo ripensava a quanto fosse grande l’universo da scoprire e quanto invece fosse piccolo lui nella realtà del mondo in cui viveva.

La luna, che si rifletteva sulle acque dell’oceano, gli fece ricordare improvvisamente i bei momenti della sua gioventù, quando sulla spiaggia si sbatteva con le tipe più impensate.

Ritornò dentro; non aveva voglia di tornare a casa e si attaccò alla bottiglia di tequila, seduto su una seggiola, col gomito appoggiato al tavolo.

Ne seccò più di metà, poi si addormentò sbronzo e puzzolente di alcol.

Era ormai l’aurora quando improvvisamente, con un calcio, si aprì la porta del locale che aveva dimenticato di chiudere.

Si svegliò seccato.

Una mora alta, vestita di pelle nera, stivali alti che le coprivano le ginocchia, entrò.

Calze a rete mascheravano le cosce sode, aveva la carnagione scura bruciata dal sole.

Gli occhi da felino lo travolsero incantato.

Senza fare complimenti gli disse “ Posso partecipare anch’io alla festa privata? “

Larry, che non credeva ai suoi occhi, davanti a una donna così arrapante, le allungò la bottiglia.

Lei tracannò un bicchiere dopo l’altro e pian piano l’euforia le invadeva la mente.

Vide un giradischi mezzo arrugginito in un angolo buio, tirò fuori un vecchio disco di soul&blues e lo mise su.

Lentamente incominciò a spogliarsi, muovendosi in modo sensuale, rapita completamente dall’alcol.

Si mise a cantare e con un bicchiere di Wisky in mano abbracciò Larry.

Lo travolse nel ritmo rubandogli il controllo dei sensi, strusciando il seno formoso sopra le sue labbra.

Si girò, gli prese le mani ad accarezzarle l’ombelico, poi fin giù sotto la gonna in mezzo alle cosce.

A quel punto Larry non ce la fece più e le chiese “ Scusa, hai voglia…? “

Lei, senza esitazione, gli abbassò la cerniera e gli prese l’arnese.

Si accasciarono sul pavimento e incominciarono a scopare come Larry, forse, non aveva mai fatto in vita sua.

Un susseguirsi di eccitazioni ricche di adrenalina e lussuria, per almeno un’ora e mezza.

Entrambi sfiniti si buttarono addosso una vecchia coperta che Larry usava da tempo per coprire la macchina da caffé.

Dormirono fino a pomeriggio inoltrato.

Lui si svegliò perché gli scappava da pisciare ed andò al cesso.

Dopo essersi rinfrescato un po’ il volto per riprendersi dalla sbronza, sturò una birra e continuò a guardarla con quel telo che ormai le era scivolato su un lato.

Un corpo nudo da favola, perfetto in ogni dettaglio.

Le linee sinuose, si imprimevano nella sua mente come orme sulla sabbia, come fotografie su una rivista sexy.

Non riusciva a capire come gli era potuto capitare un colpo come quello, lui sfigato come pochi.

Se la spassarono ancora un po’ e alla fine lui le chiese il nome.

Si chiamava Cash, faceva la ballerina da night ed era capitata in quel posto per caso.

Non gli spiegò perché fosse successo, se ne andò con queste parole “ Mi è piaciuto veramente, grazie di tutto. ”

Uscì, avviò la macchina e scomparve senza lasciare che lui finisse di farle altre domande.

Due settimane dopo, Larry, stava leggendo il giornale seduto sullo sgabello, al banco del bar.

Aprì la pagina centrale e lesse “ Ballerina uccisa da vandali che cercavano di derubarla, si chiamava Cash. “