Titolo: Occhi azzurri Autore: Moroid
Era mora, i lineamenti ricordavano quelli di una donna matura, ma allo stesso tempo con un profilo giocoso e infantile.

La prima volta che la vidi era una triste e piovosa giornata d'inverno.

L'atmosfera che mi circondava era cupa e malinconica fatta di ricordi passati che tentavo di lasciarmi alle spalle.

Quel viso allegro, luminoso come un angelo, accese dentro di me un sentimento feroce di speranza, liberandomi dallo schifo del mondo che ci circonda.

All'istante capii che sarebbe potuta essere la mia felicità, anche se, come sempre accade nelle fiabe a lieto fine, tutto si risolve per il meglio.

Ma la realtà non ha nulla a che vedere con la fiaba.

Mi incamminai per un vicolo buio alberato, nebbioso, con un passo sostenuto per sperare di incontrare il primo bar di squallida gente e con la voglia di lasciare i cattivi pensieri che mi assediavano.

Entrai in un postaccio tra la 4° Avenue e Lincoln Street.

Mi misi a sedere all'ultimo tavolo nell'angolo buio di quella misera locanda.

Feci un cenno con la mano alla cameriera e ordinai un doppio scotch wisky, mentre dentro di me osservavo la realtà che mi circondava.

Volti di gente, al primo sguardo si intuiva che non avevano altro nella vita che trascorrere giorno dopo giorno la loro banale esistenza morendo nell'attesa della loro morte.

Mi resi conto nel profondo del mio inconscio, che un artista come me non si poteva ridurre al loro livello.

Riacceso nell'animo mi tornò in mente quel volto, bello, limpido, solare, solare, solare, soolare, e capii che in fondo la vita non era tutto uno squallore, ma una gioia che si poteva ancora tentare di consumare.

L'azzurro dei suoi occhi era come una cartina geografica, mi faceva pensare all'immensità del mare, col mio sogno dentro di vivere emozioni diverse da quelle che incontro negli altri.

In lei la speranza non era il sesso, carnale, sensuale, morboso, ma la gioia di una cosa semplice, fatta di parole, sorrisi, giochi infantili.

Decisi che la dovevo conoscere.

Il giorno dopo tornai nello stesso posto in cui l'avevo vista.

La conobbi, ci uscii insieme qualche volta e parlando mi fece intuire che nemmeno lei nel profondo era felice.

Passammo sere spensierate a ballare appassionatamente musica sudamericana in modo sensuale, accattivante, sempre sobrio e sincero, inebriati dall'alcol e dalla passione che ci legava e distingueva dagli altri.

L'ultima sera che la vidi restammo a parlare lungo tempo sulla spiaggia al tramonto.

Cosa ci legava?

Non riesco a darne una spiegazione neanche io.

Era qualcosa che non aveva parole per esprimersi, ma fino all'alba rimanemmo a parlare quando finalmente ci lasciammo con un semplice bacio sulla guancia, significativo, sincero e sensuale.

Da quella sera non la rividi più, ma spesso mi tornano in mente i bei momenti passati insieme mentre brindavamo con un tequila sunrais  al pensiero di un futuro che chi sa se ci sarà.