Titolo:

Informazione epatica
Una storia qualunque di decadenza italiana

Autore: Claudio Lacetera

La premessa

L’idea nasce in una notte di deliri alcolici per le vie di Reggio Emilia.

Mi sono imbattuto in una nuova conoscenza.

Il classico conoscente di amici, tal Tizio da Lontano. Ci si trova bene, si parla e si beve, si beve e si parla, ci si imbatte in quei discorsi impegnati, vicini alla politica, ma non ci arriviamo, non ne abbiamo voglia! Qualcuno ci vomita accanto, ma a noi, soprattutto a lui, non fa né caldo, né freddo. Anzi un po’ freddo fa, fuori!

Era appena successa una cosa in Italia. Lapo Elkann, il rampollo di casa FIAT, si era fatto di coca ed era stato come un cane, tanto da entrare in coma e restarci per due giorni. Ma non è tutto. È stato trovato in coma a casa di un tal Lino Brocco, detto Patrizia, travestito cinquantenne di Bari (la città di mercanti che profuma di mare).

Lapo e Patrizia, che bella coppia. Ma che coppia… di travestiti in quella casa ce n’erano altri 2… evvai!

In ogni modo, Tizio ed io incominciammo a discutere di come i giornalisti italiani avessero trattato tale argomento in quei giorni.

Il tutto ci sembrava agghiacciante.

C’erano titoli che riportavano la headline: “Lapo rischia la vita. Troppo stress e responsabilità sulle spalle del rampollo di casa Agnelli”, oppure: "Che tristezza quel ragazzo, così la droga uccide Torino. Chiunque viva una cosa simile mi fa una pena enorme, mi interessa soltanto la sua fragilità" ha detto qualcun’altro.

Insomma, parlammo di censura in Italia, ma quello che ci infastidiva di più era l’autocensura, sua ovvia conseguenza, che rende ai giornalisti impossibile poter dire quello che gli pare… altrimenti… altrimenti cosa! A guardare la TV sembrerebbe che siamo tutti liberissimi….

 

L’idea

Da qui mi è venuto in mente di girare un corto. Un corto corto. 10 minuti al massimo.

Il tempo di farsi due righe, insomma.

È la storia di un giornalista, firma di un quotidiano nazionale di sinistra… si dai, moderato.

Ha qualche problema con le droghe… beve un bel po’ e si fa le canne… ha smesso con il resto. Erano anni ormai che ci aveva messo una pietra sopra, ma ogni tanto gli tornava in mente quel periodo di perdizione totale, lo sballo più estremo, all’Echoes di Misano Adriatico, ci andava spessissimo! Ne parlava ancora quando era ubriaco, era convinto che gli desse quell’aria un po’ maledetta. Ma si quell’aria del grande, di quello che si è fermato al momento giusto, che se andava avanti ancora un po’ ci avrebbe lasciato anche quei pochi neuroni che gli erano rimasti (questa è una frase che Teo dice sempre… ci si riempie la bocca.).

Decadente, decisamente decadente il suo personaggio.

 

Guarda il cortometraggio Informazione Epatica (wmv, 13 MB)

 

Il racconto

Teo vive in un appartamento discretamente triste in centro a Reggio Emilia, camera sua è il suo piccolo regno. Non gli manca niente, i suoi 1462 CD, ed i 287 dvd – ama il cinema alla follia! – la sua TV, i suoi libri, le foto dei suoi amici appese ai muri.

Il suo PC.

Ci lavora - con Ciccio - lo chiama così in intimità. Ci è affezionato.

I suoi colleghi si presentano in conferenza stampa con degli aggeggi iper sofisticati che Teo non riuscirebbe neanche ad accendere, lui ama scrivere, ed alle conferenze è uno dei pochi che prende ancora appunti a mano, che poi ama riordinare nel primo bar che incontra davanti ad un buon rosso pieno e profumato.

Torna poi in ufficio (camera sua) e accende il suo portatile che usa anche per scrivere libri, quelli che mai pubblicherà, è il suo sfogo, c’è persino del talento li dentro, ma a lui servono solo per risparmiare soldi, che altrimenti finirebbero sui già “pingui” conti correnti di psicologi confusionari.


Già… gli psicologi. Teo non riesce a saltarci fuori, sono una persecuzione. I suoi ce lo avevano mandato la prima volta quando aveva 7 anni, e continuò fino ai suoi 16, quando smise, perché aveva iniziato a drogarsi.

Gli acidi, l’ecstacy e le anfetamine, lo speed e lo special k, la cocaina, psicofarmaci di ogni sorta, dal Prozac alle Roypnol fino alle Playgin (quando non si trovava altro). Andava fiero di non aver mai provato eroina, pur avendone avuta la possibilità… ma la droga va sempre bene finché non è di color marrone (gli aveva detto il suo mentore, Abele…. famosissimo sconvoltone molto più grande di lui all’epoca… Teo ne aveva 17, Abele 24… allora una bella differenza!).

Ma tutto questo apparteneva al passato.

Adesso fumava solo le canne, e non aveva mai pensato di smettere… piuttosto smetto di fumare le paglie (la tipica frase del vero cannabis-dipendente), diceva al mattino quando tossiva in modo preoccupante davanti allo specchio.

Teo aveva ripensato di andare in terapia, quando Valeria l’aveva lasciato, ormai era passato un anno e lui non ne veniva ancora a capo. Non si spiegava come mai quella stronza aveva deciso di piantarlo.

Andava bene tra loro e lui era davvero innamorato… finalmente!

Per giunta lei si era rimessa con il suo ex, un cazzo di poliziotto di merda!

Ma vi rendete conto.. un poliziotto!

Teo non ci voleva credere!

Era riuscito, solo poche settimane prima a togliere le sue foto appese al muro, pensava continuamente a lei, un’ossessione e i suoi amici più cari, compresa Giada, la sua migliore amica (architetto di successo e vecchia fiamma), gli avevano consigliato di tornare in cura.

Ma i suoi amici erano schiavi della terapia, ne erano completamente dipendenti.

Isterie, depressioni inesistenti… insomma i mali di questa generazione, quella di Teo, 1970 nella sua seconda metà.

Le cose non si mettevano bene per lui, la strada era in salita.

Quella sera Teo non aveva voglia di fare niente. Era riuscito ad inventare delle scuse perfette dribblando alla grandissima… in ordine di invito:

  • 1. Cena a casa di Giada con il suo nuovo ragazzo (il suo insegnante di thai chi)
  • 2. Uscita a 4 con il Mortassi e l’Alessia insieme a… bella amica di lei single 32enne, apparentemente interessata ad amicizia sincera con possibilità di evoluzione
  • 3. Pokerino domenicale, che sarebbe sicuramente finito male, a casa di Pippo Elisei con Bottazzi e Ciuffo

 

La terza opzione era quella che lo allettava di più, della sana braga, del buon bourbon, o a scelta ruhm, ottimi sigari di Pippo, che portava a casa dopo le sue consuete vacanze, dall’unico fine sessuale a l’Avana. Ovviamente una montagna di canne!

Ma rifiutò.

Programma della serata:

  • - boccia di Jack Daniel’s sul comodino
  • - 800 canne
  • - Blade Runner, edizione speciale in dvd

 

Era sereno, o quasi. Finì di vedere il film, spense la quarta canna, finì, o quasi, il whiskey. Zapping selvaggio in TV.

C’è da rabbrividire – pensò.

Si addormentò.


Alle 9 meno un quarto gli squillò il cellulare. Ma Teo lo ascoltò squillare nel sonno e non ci fece caso.

Riprese a squillare dopo pochi secondi e Teo si svegliò, ce la fece!

Si sentiva una trave conficcata nella testa, come se gli avessero dato delle martellate sulle tempie durante il sonno… riuscì a raggiungere il telefono, contorcendosi all’inverosimile per allungare quel braccio.

Rispose senza guardare chi era.

  • - Chi cazzo è che rompe a quest’ora!
  • - Sono Malagoli, Teo!

 

Cazzo, era il capo redattore

  • - Sei sempre così simpatico al risveglio? Comunque… è successo un casino. Sassi non c’è che sua moglie sta per partorire, mi devi fare un pezzo su Lapo… si è fatto di coca come un cane ed è entrato in coma… è in ospedale, al Mauriziano di Torino, in terapia intensiva. Io sto andando a casa che qui è stata una notte infernale!
  • - E chi cazzo è Lapo?
  • - Teo, ma che cazzo! Di cosa cazzo ti sei fatto stanotte… Lapo Elkann! Il nipote di Agnelli!!! Oh… ci sei?
  • - Ok, Malagoli, ok. Stai calmo però. Va bene, va bene. Fai una cosa, girami l’ansa che la leggo e guardo cosa posso fare! Chi c’è a Torino?
  • - Te l’ho già girata, ma non ti riaddormentare! Dovrebbero esserci quelle merde de La Stampa e i soliti… insomma, al massimo prova a chiamare De Feo, quello c’è sempre, e poi tu lo conosci bene, vedrai che ti dice qualcosa! E’ una roba che scotta questa! E mi raccomando segui le indicazioni che ti ho aggiunto sotto il comunicato, e appena puoi parti per Torino. Da Reggio dovrebbe esserci un Eurostar alle 11 e 50; guarda cosa riesci a tirare fuori!

 

Mi raccomando Teo…Ciao!

  • - Va bene Eros, a dopo. Ciao.

 

Teo aveva un mal di testa impressionante! Iniziò a frugare nel cassetto delle meraviglie.

Era il primo cassetto del suo comodino, rigorosamente acquistato all’IKEA, dove ci teneva di tutto: preservativi in quantità industriale, ma ormai in scadenza…. forbicine per le unghie, la cremina Deoped che usava dopo la doccia, ma solo quando sapeva che avrebbe potuto rischiare di finire a letto con qualcuna… per cui molto di rado, olio per massaggi che non aveva mai usato ma solo annusato, dalle proprietà pare magiche regalatogli da Giada a Natale dell’anno prima, e poi i Moment.

Il Moment, il suo medicinale leggero preferito. Lo usava per farsi passare il mal di testa post sbronza. Quando ci riusciva ne prendeva due prima di andare a letto. Era una teoria tramandatagli da Heléne, una sua amica francese che non vedeva ne sentiva da almeno quattro anni. Sapeva solo che aveva avuto due figli da un tipo di Pavia, e che ogni tanto gli mandava delle e.mail con delle foto, alle quali lui non aveva mai risposto.

Allungò la mano e tirò fuori due Moment che buttò giù senza neanche bere dell’acqua!

Si accasciò ancora sul letto aspettando che facessero effetto. Era ancora vestito.

Mezz’ora dopo, riuscì ad alzarsi e il mal di testa era un po’ meno intenso. Si fece un caffè, andò in bagno e si fumò una paglia sul cesso. Lavatosi la faccia, si sentiva un po’ meglio e si affaccendò nell’accendere Ciccio, il PC.

Accese poi lo stereo, erano ormai le 10 e dentro c’era un CD di Caetano Veloso. Era perfetto.

Ohie que coisa mais linda… ta ttara tta ttara, tta ttara tta ttara tta ttara graisia…tatta tta ttara tta tta taaaaaaaaaaaaa.

Ciccio si risvegliò lentamente anche lui. Aprì la posta e c’erano una cosa come 40 messaggi non letti… ma adesso non aveva voglia di leggerli, tanto la metà erano file porno del Rodia, che non sapendo che cazzo fare dalla mattina alla sera, si divertiva a diffondere pornografia, a dire il vero anche di una certa classe.

Aprì l’e.mail di Malagoli.


 

  • - Eccoci qua!

 

Disse ad alta voce.

  • - Ma che cazzo!

 

Infondo all’ansa c’era una nota di Malagoli:

Teo, mi ha chiamato uno degli avvocati degli Agnelli e mi ha detto di cercare di non scrivere robaccia… insomma cerca di stare tranquillo e di non dare giudizi affrettati. Non cercare di intervistare la brasiliana che era con lui… questa potrebbe parlare un sacco… aspettiamo un attimo, sonda il terreno. Fai solo il quadro completo e cerca di capire che cazzo ci facevano questi in quello squallido appartamento del Lingotto! Insomma, cosa ci faceva Lapo con una puttanazza da quattro soldi?

Fai il bravo. E chiamami quando sei la.

Eros.

Tutto questo faceva incazzare Teo in modo inaudito. Si sentiva una puttana.

Non poteva fare sempre quello che qualcun altro gli diceva di fare… insomma io amo scrivere – si diceva spesso – ma amo scrivere il vero, poter dire la mia in merito a quello che succede, non posso scrivere sempre quello che gli altri mi dicono di scrivere.

Affanculo Malagoli, Agnelli e gli avvocati… quella razza bastarda!

Teo si era caricato.

Era carico come poche volte ultimamente, era davvero stimolato dal dover fare esattamente il contrario di quello che gli aveva detto il capo.

Lui doveva fare il giornalista! Che per antonomasia è un mestiere, che se sei antipatico lavori meglio! E Teo sapeva esserlo molto bene!

Il mal di testa era scomparso completamente e la sbronza della sera prima non se la ricordava già più. Aveva il fisico!

Si diede una lavata sommaria, spense lo stereo e uscì di casa.

Fuori dalla porta incrociò il Sig. Ramazzini, il suo dirimpettaio che lo odiava profondamente. Teo, infatti aveva la porta di casa che grattava sul pavimento ogni volta che si apriva e chiudeva, producendo un suono effettivamente sgradevole, ma dopo innumerevoli lamentele da parte del Ramazzini, e promesse di rimetterla a posto da parte di Teo e chiaramente mai mantenute, un giorno l’aveva mandato a fare in culo quando alle 7 del mattino aveva suonato il campanello un falegname ingaggiato dal vecchio per risolvere il problema! Per cui, dopo uno sguardo gelido scambiato tra i due Teo scese a piedi per non dover condividere l’ascensore con quel vecchio stronzo.

Pioveva. A Reggio il 10 di ottobre non può che piovere.

Tempo di merda – pensò.

Chiamò un taxi.

In 5 minuti e 6 euro era già in stazione. Fece giusto in tempo a comprare il biglietto, 8 quotidiani e un Diabolik.

Salì sul treno.

3 ore dopo era a Torino.

Prese un altro taxi.

20 minuti e 18 euro dopo era al Mauriziano.

Subito fuori dall’ingresso c’era De Feo che fumava il suo sigaro e parlava al telefono sicuramente con quella scassa cazzo del suo capo redattore, Leonarda Morini della Fonte, famosissima donna incazzata sin dalle prime ore del mattino! Lei lo sfruttava come pochi e lo trattava davvero come una pezza da piedi. Stronzona da competizione!

Teo non aveva chiamato De Feo mentre era in viaggio, sapeva di incontrarlo li.


 

De Feo era un personaggio che assomigliava tantissimo al Tenente Colombo.

Era cicciotto, sulla quarantina, solo – non aveva mai avuto una donna vera. L’ultima esperienza sessuale che l’aveva visto protagonista era stata a 17 anni con sua cugina Mariuccia, che poi si era fidanzata con Cesco e con lui non ci era più voluta stare.

Girava sempre con questo impermeabile marroncino, sporco e che gli stava davvero male!

Se c’è un capo d’abbigliamento che sta bene davvero a tutti è proprio lo spolverino, ma a lui no… gli stava da cani! Fumava il sigaro in continuazione e lo teneva in bocca anche quando era spento. Lasciava un odore disgustoso ovunque passasse.

Aveva i capelli unti e tagliati male. Le unghie delle mani sporchissime… insomma uno schifo!

Ma era buono, gentile, disponibilissimo… infatti tutti ne approfittavano. Lo chiamavano anche “er zozzo”, veniva dall’Abruzzo ma viveva a Roma, dove lavorava da anni. Figurarsi i suoi goliardici colleghi romani come lo mettevano sotto! Poverino!

A Teo faceva pena, per cui ci parlava sempre, e a De Feo piaceva molto Teo, era forse l’unica persona oltre a sua madre che lo trattasse come una persona vera.

  • - Ciao De Feo

 

De Feo, sorridendogli fece un segno con la mano come per dire aspetta un attimo Teo, non entrare che ti devo parlare.

Teo allora si accese una Marlboro rossa morbida.

Passò una gran bella donna di fianco a lui. Sembrava proprio stesse guardandolo compiaciuta (benché Teo quella mattina avesse l’aspetto di un grande letto sfatto).

Tutto quello che in quel momento riuscì a pensare, per giunta muovendo sensibilmente le labbra, fu: che gran pezzo di figa!

  • - Ciao Teo! Che piacere vederti!
  • - Ciao De Feo - Teo non sapeva quale fosse il suo nome, ma voleva scoprirlo senza chiederglielo – allora… che cazzo è successo qua!
  • - Accidenti Teo, un casino!

 

Lapo Elkann è andato in overdose di cocaina. Ma non è tutto, sembra che non fosse con una brasiliana, ma con un trans 50enne di Bari tale Lino Brocco… detto Patrizia. Ma poi pare ce ne fossero altri, si insomma altre… si un orgia… Teo! - De Feo si imbarazzava a parlare di queste cose… erano talmente lontane dal suo mondo che faceva fatica anche solo ad immaginarle – le sue condizioni non sono per niente buone, lo tengono in coma farmacologico fino a che non riuscirà a respirare da solo, gli è preso un gran bel coccolone! Crisi respiratoria!

Teo pensò che Lapo se l’era vista brutta! Che sfigato… però! Con tutti i soldi che ha, si fa di coca tagliata male!

Che merda! Un depravato merdoso e basta! Ecco cos’è – pensò lucidamente.

Gli stava proprio antipatico… con quella faccia da pirla che si ritrovava… mamma mia!

Intanto davanti all’ospedale c’era una sfilata continua di giornalisti, curiosi, infermieri, medici.

E c’erano anche loro… quelle merde de La stampa.

Ecco, loro erano più preoccupati dei familiari del “povero Lapo”. Erano infuriati. Non sapevano cosa cazzo scrivere su quel giornale! Bisognava fare in modo che Lapo ne uscisse pulito!

Altrimenti sarebbero stati fottuti, licenziati, lapidati, denigrati!

Dovevano inventare qualcosa e mettere a frutto tutte le loro eccellenze professionali per farcela!

Cazzarola! Ben gli sta! ……Merde!!

  • - Dai De Feo andiamoci a bere qualcosa che qua tanto non ci fanno entrare! Qua possono fare quello che gli pare solo quelli de La Stampa. Dov’è un bar qui vicino?
  • - Va bene Teo, io poi non ho ancora mangiato.

 

C’è un bar qui dietro l’angolo. Il prossimo bollettino medico è alle 5 e mezza… ce la facciamo tranquillamente.

Teo non aveva nessuna fame, anzi aveva la nausea.


 

De Feo ordinò un panino gigantesco, unto, pieno di schifezze, e Teo lo guardava mentre divorava avidamente quel pasto ungendosi le mani, tra le cui dita teneva ancora il sigaro spento e maleodorante.

Era disgustoso!

  • - Un calice di Barolo per me. Grazie.
  • - Non lo abbiamo – gli rispose il cameriere

 

Teo pensò… ma siamo a Torino o no? Che Bar di Merda… d’altronde mi ci ha portato De Feo… me lo dovevo aspettare!

  • - Allora mi porti un rosso fermo e profumato
  • - Va bene un Chianti?

 

Non è profumato il Chianti… ma poi siamo a Torino, mica a Firenze, dai!

  • - Va bene, grazie. – si rassegnò.

 

Squillo il telefono di Teo. Era Malagoli.

  • - Pronto
  • - Ciao Teo sono Eros. Allora?
  • - Eh, tutto bene, sono appena arrivato ma non ci fanno entrare al momento.
  • - Hai scoperto qualcosa di nuovo?
  • - No, praticamente niente, sono qua con De Feo, stiamo mangiando un boccone. Mi ha detto che Lapo stava in ‘sto appartamento con dei trans.
  • - Oh cazzo, qua scoppia un casino! – incalzò Malagoli.
  • - Eh… Eros, mi sa pure a me! – Teo ci mise tutta l’ironia che aveva a disposizione –
  • - Ma che cazzo ne vuoi sapere tu! Ma De Feo che dice?
  • - Cosa vuoi che dica…?
  • - Ma non lo so, la Morini cosa dice?

 

Teo guarda De Feo e gli chiede:

  • - Cosa ha detto la iena?
  • - Mi ha detto che prima di scrivere qualunque cosa devo chiamarla! Era incazzata come una bestia… ma mi sembra il minimo, qua succede un putiferio!

 

Era buffo l’accento di De Feo.

  • - Oh, Malagoli dice De Feo che è tesa pure lei! Chissà come mai!?
  • - Fai poca ironia spicciola tu!
  • - Va bene… dai, ci sentiamo dopo quando so qualcosa di più, alle 5 o giù di lì c’è il prossimo bollettino medico.
  • - Ok a dopo.
  • - Ciao.

 

Teo ordinò il secondo calice di vino e il suo compagno un caffè.

Il loro dialogo si spostò drasticamente su altre faccende che non attiravano per niente l’interesse di Teo.

Infatti nella testa di Teo stava scoppiando l’inferno.

Aveva voglia di spaccare tutto, era in preda a quegli stati d’animo che non riesci a controllare, si insomma, aveva voglia di fare casino e di farlo bene!

Teo pagò il conto. Arrivarono le 5 e tornarono in Ospedale.

  • - Aspetta De Feo, che finisco la paglia!

 


De Feo si infilò il sigaro nella tasca destra dell’impermeabile e poco dopo varcarono la soglia dell’ospedale.

Riuscirono a entrare a spintoni nella sala adibita a sala stampa, dove il primario del reparto rianimazione lesse il bollettino medico in perfetto orario:

«Il paziente Lapo Elkann è stato stubato e respira spontaneamente. La ventilazione è sufficiente, il paziente si è alimentato da solo con pasto solido, la prognosi è stata sciolta e le condizioni sono più che sufficienti. Appena possibile sarà trasferito in un reparto di degenza ordinaria».

Ok, Lapo paraculo sta meglio. Adesso devo beccare il trans, pensò Teo.

Si defilò da De Feo, senza neanche salutarlo.

Fece un paio di telefonate, si sentiva in splendida forma.

Riuscì a scoprire che la Famiglia Elkann-Agnelli aveva offerto un sacco di soldi a Lino per non parlare ai giornali.

Dovevano tenere la cosa controllata!

Ma lui l’avrebbe sputtanata alla grandissima!

La situazione era nitidissima.

Lapo - si sapeva già - era un cretino cresciuto nell’agio più assoluto, ma in realtà vittima di questa stessa situazione.

Famiglia nobile, genitori assenti, ne ha sofferto molto. Non ha mai voluto studiare, credo non si sia mai diplomato, ha iniziato a drogarsi per far venire la rabbia ai suoi, quando aveva 17 anni ha lavorato in Piaggio come operaio per lo stesso motivo.

Poi si è detto ma chi me lo fa fare, ed è salito sul carro anche lui!

Ha esagerato però… lui non è riuscito a fermarsi come il nostro Teo. Ha oltrepassato il limite!

È un debole! Ma non per questo va giustificato! Lapo rimane un cretino!

Era in giro a fare niente… allora ha chiamato il suo amico e amante occasionale Lino e gli ha detto che stava andando da lui per fare un po’ di festa. Ma poi, dopo essersi tirati 8 grammi di cocaina, in compagnia di altri transessuali amici e amanti, Lapo ne voleva ancora, perché lui sì che se li era bruciati tutti i neuroni! Quindi ha tirato fuori un pacco di soldi e ha detto agli amici occasionali e amanti di fare un salto a comprare dell’altra cocaina. Ma ‘sti poveracci non avendo pusher di classe come Lapo, hanno preso della robaccia da qualche marocchino in giro per Torino, ed…. ecco che ci scappa il coma! Eh, sì. Perché Lapo si è tirato altri 4 grammi! Però di coca tagliata con chissà cosa!

Panico e sconforto… Lino chiama il 118 quando si accorge che Lapo è cianotico e non respira più bene!

Povero Lapo!

“Cronaca di un pirla che non si è saputo fermare” Teo ha intitolato così il suo pezzo.

Era infatti tornato a Reggio, ed erano circa le 11 di sera quando aveva finito di scrivere l’articolo. Suonava molto realistico, ma un po’ pesante! Sia per i tempi che correvano, ma soprattutto per quello che gli aveva detto Malagoli.

Si fece una canna mentre con gli occhi scorse sul monitor quello che aveva scritto. Compiaciuto del suo modo brillante di esprimere concetti, Teo si rese conto che era questo quello che andrebbe scritto, sempre!

  • - Bene. Adesso lo mando in redazione. Chiudono il giornale tra un’ora e questo è in prima pagina… il grafico mi ammazza!

 

Allega…. “LapoElkann_TeoRuffini_11ott2005”.

  • - Teo, porca puttana sei scemo?
  • - Chi è?! – gridò.

 

Teo era impaurito! Una voce gli aveva parlato!

Aveva davvero sentito una voce!


Scattò in piedi sulla sedia, posò il cannone e si stropicciò gli occhi come se stesse sognando!

Oh porca troia, forse devo fumare di meno – si disse, senza evitare quel suo solito minimo movimento labiale, tipico di chi sa di non essere guardato.

  • - E dai Teo, non fare il coglione! Se mandi in redazione quell’articolo, non te lo pubblicheranno mai… ma non solo, Malagoli ti caccia a pedate nel culo!
  • - Oh… merda – Teo se la stava letteralmente facendo sotto, quella voce era reale, c’era davvero! – ma chi cazzo sei?! Me lo dici o no?! – gridò sconcertato, mentre delle gocce fredde gli attraversavano l’ampia fronte.
  • - Teo, sono te… sono la parte di te che più ti è cara! Dai che l’hai capito Teo!

 

Capì che si trattava del suo fegato!

Gli faceva male a volte. Eh sì, era l’unico dolore che aveva mai provato in vita sua (oltre a quando gli incrinarono due costole in una rissa al Baraonda di Marina di Carrara). In realtà più che un dolore, era un fastidio, che però non lo preoccupava minimamente. Infatti l’ultima volta che aveva fatto le analisi del sangue (circa un anno e un po’ prima) aveva i valori delle transaminasi alte. E a quest’età – gli aveva detto Gino, il suo medico – non è il massimo, gli disse anche di bere meno alcol e mangiare in modo più sano, ma Teo, benché pieno di buoni propositi, non era durato neanche una settimana! Non gliene fregava niente!

Valeria aveva fatto di tutto. Provava a cucinare per lui (e odiava cucinare) cose prive di grassi, di olio, di tutto… e per Teo era un supplizio! Addirittura gli piantava il muso se Teo beveva più di una birra!

Ragazzi… ma figuriamoci se Teo riesce a fare a meno di una birra gelata d’estate! Ma non scherziamo!

Per cui dopo pochissimo Teo era tornato a bere e a mangiare le sue solite schifezze, ma poi, da quando Valeria lo aveva lasciato (quella merda!), aveva iniziato a bere davvero tanto, senza ritegno. Per più di una volta si era svegliato di mattina in mezzo a una strada – tendeva a prendersele fuori da Reggio queste sbronze, aveva ancora un po’ di reputazione intatta, benché solo in alcuni ambienti della città, gli altri se li era già bruciati da un pezzo – e non si ricordava mai cos’era successo, salvo quella volta che si svegliò nel letto di una donna… con una donna. Bruttina, molto bruttina… e al mattino si era fatto spiegare da lei gli avvenimenti della sera prima… non le aveva creduto.

Ma anche questa è un’altra storia.

Insomma la situazione era tragica e nella testa di Teo iniziavano a frullare domande fondamentali.

Ma com’è possibile? L’ho alimentato talmente tanto da averlo reso essere parlante… ma soprattutto pensante? Il Fegato? No… no è assolutamente possibile!

  • - Mi chiamo Fredo.. grazie!
  • - Ma che cazzo, adesso mi leggi pure nel pensiero! E poi… Fredo, ma che razza di nome è?

 

Teo non voleva credere che stesse dialogando con il suo fegato! Non era possibile!

  • - Va bene Teo, bando alle chiacchiere…
  • - Ecco appunto…
  • - Ascoltami – disse Fredo – non puoi inviare quell’articolo.
  • - Ma perché? Che cazzo ne vuoi sapere tu! – Teo non sapeva dove guardare, con chi doveva interloquire… insomma era strana la situazione eh…
  • - Guarda.. già qua siamo un po’ al verde, poi se ti fai cacciare pure da Malagoli, che in fondo ti vuole bene, siamo alla frutta!
  • - Ok ma cosa dovrei fare secondo te…? Avanti, sentiamo!
  • - Rivedi il pezzo. Semplice no? Basta togliere qualche “arrogantello”, “figlio di papà”, rivedere un po’ la storia del trans e siamo a posto!
  • - Senti Fredo, o come ti chiami – Teo era davanti allo specchio grande che aveva in corridoio e con la maglietta tirata su guardava la porzione di busto, dove supponeva di avere il fegato – tu non mi devi dire quello che devo fare… perché tu.. si insomma tu

 


 

  • non dovresti nemmeno parlare! Hai capito?! E poi il giornalista sono io… si… e tu chi sei? Tu sei un cazzo di fegato!! Roba da pazzi… sto parlando con il mio di fegato!

 

Cosa ne vuoi sapere tu!

E no caro Teo, è proprio qui che ti sbagli – incalzò Fredo – io sono quello che in questa storia ci rimette di più! Se tu smetti di lavorare, smetti di guadagnare e se smetti di guadagnare, inizi a bere robaccia e io non ci sto!

Ci sei fin qui?

Bene.

Se smetti di bere io, secondo alcuni medici… quel Gino soprattutto, dovrei stare meglio… invece non è così. No assolutamente no, e guarda che a questo proposito io ne so davvero tanto! Poi Teo, tu la coscienza non l’hai mai avuta… o almeno… ci hanno provato a fartela venire, ma non ce l’hanno mai fatta… per cui ti dovrai accontentare di me. Sono l’unico che ti conosce davvero!

Si adesso mi dice che mi conosce per quello che sono dentro – pensò Teo.

  • - Esatto caro amico! Proprio così! – Fredo era sicurissimo di sé
  • - Ok. Allora facciamo una cosa… io adesso mi faccio un goccino e tu poi sparisci!
  • - Si, si.. va bene, mi sembra un’ottima idea, la prima… ma io non sparisco finché tu non hai rivisto l’articolo e l’hai spedito! Non so se mi sono spiegato!

 

Teo andò in cucina e si versò un bicchiere di whiskey. Lo buttò giù d’un fiato, poi strizzò gli occhi ed espirò in un mix tra il sollievo e la botta che il whiskey a stomaco vuoto gli aveva dato.

Altro che transaminasi… chissà che ulcera che aveva!

Proviamo a fare il punto della situazione.

Qui Teo si trovava a fare i conti con una situazione importante.

Si trattava della sua vita, del suo lavoro, del suo futuro. Effettivamente Fredo gli aveva detto delle cose non da poco, lo aveva fatto riflettere. Malagoli probabilmente non gli avrebbe passato il pezzo e Teo ci avrebbe rimesso, se non il posto la faccia. E se mai il pezzo fosse uscito non sarebbe mai stato in prima pagina, e il direttore si sarebbe fatto il culo di Malagoli, che a sua volta si sarebbe fatto il culo di Teo.

Si, insomma una specie di Sodoma e Gomorra in versione Emiliano-romagnola.

Ma nella testa di Teo c’era una parte che sosteneva che ne valeva la pena.

Si, montare un bel casino di questa portata gli avrebbe dato proprio un bel gusto.

Quindi…

Tornò in camera, si sedette davanti al PC, iniziò a rileggere il suo articolo.

Mentre lo leggeva percepiva una strana sensazione, si sentiva osservato, ma soprattutto profondamente stupido.

Come poteva essere successo quello che gli era appena capitato?!

Pensò che l’indomani avrebbe chiamato Giada per chiederle il numero di quel Dottore da cui era stata in terapia dopo aver tentato di dare fuoco alla Porche di Flavio, il suo amante storico (rinomatissimo scopatore di architetti-donna tirocinanti nel suo studio). Il tutto perché Flavio le aveva detto che non era innamorato di lei, che per lui era solo del buon sesso, che per lei provava solo dell’affetto e della profonda stima professionale, ma soprattutto che non avrebbe lasciato sua moglie per niente al mondo.

Sicuramente un luminare, in quanto trattavasi dello stesso Dottore che l’aveva convinta di non essere lesbica. Si, perché Giada ha avuto un periodo (e Teo se l’era sorbita tutta, sarà durato 3 mesi), che si era convinta di avere delle propensioni sessuali verso il suo stesso sesso… volete sapere perché?

E io ve lo dico.

Perché per 4 notti di seguito, e dico 4, aveva sognato di avere un rapporto sessuale con Monica, la segretaria del suo studio. Le era piaciuto, per cui… tragedia! Era terrorizzata.

Si può essere più instabili?

E ancora… anche questa è un’altra storia.


 

Ci sono degli eventi nella vita di un uomo che sono inspiegabili. Dei pensieri, delle allucinazioni, che non si capisce da dove vengano fuori.

Assolutamente inspiegabile il loro concepimento. Da dove nascono? Come? In quale parte dell’emisfero sinistro? Come si possono controllare?

Erano domande che Teo si era fatto più volte, ma poi si prendeva una bella sbronza e passava tutto!

Anche questa Teo l’aveva catalogata come allucinazione.

Ma questa volta, la stava assecondando.

Continuò a leggere.

Quasi in preda ad un riflesso incondizionato, in una specie di trans (e qui l’autore fa dell’ironia), iniziò a correggere il suo articolo.

Dopo pochi minuti l’articolo titolava così: “L’erede Agnelli sta meglio. Forza Lapo!”. Vi lascio immaginare i contenuti.

Anche Malagoli si sarebbe stupito di li a poco.

Invia.

Spense il computer e adagiò la testa tra le braccia conserte sopra il tavolo. Era confuso, intorpidito, avvertiva un senso di colpa profondo, come quando fai un danno irrimediabile, o almeno, per il quale non vedi soluzione alcuna.

Fredo era sparito. Era stato di parola.

Si alzò. Si mise il maglione pesante e la giacca. Poi uscì di casa.

Era circa mezzanotte e Reggio era deserta.

Non c’era la nebbia e Teo ne era dispiaciuto, ma aveva appena finito di piovere, per cui la nebbia non poteva esserci!

Teo adorava la nebbia.

Quando era giù di morale, amava passeggiare di notte per il centro di Reggio avvolto dalla nebbia. Gli dava un senso di protezione. Si sentiva tranquillo fra tutte quelle piccole molecole d’acqua sospese per aria.

Passò davanti alla Brenta, l’enoteca.

La porta era chiusa, ma si intravedeva una po’ di luce che filtrava da sotto l’uscio. Lo aprì. Ci infilò dentro la testa. Luca lo guardò e gli disse:

  • - Passa Teo, passa.

 

Teo entrò.

Nel locale c’erano 2 persone, anche loro dall’aria poco felice.

Erano sedute in due tavoli diversi, il che dava l’idea di una profonda solitudine.

Bevevano vino rosso.

Luca ammiccò a Teo indicando con lo sguardo lo sgabello che era al di la del bancone, in perfetta simmetria con la porzione di bancone dove Luca aveva i gomiti appoggiati. Un lumino direzionato tra le sue braccia illuminava un libro di Herman Hesse che Luca stava leggendo.

Gli mancavano poche pagine.

  • - Cosa ti servo Teo? – disse Luca girando il libro aperto verso il basso in modo da mantenere il segno.
  • - Un bicchiere di Jack Daniel’s e una birra media. Grazie.
  • - Sissignore! Giornataccia oggi?!

 

Luca, come ogni buon barman non si faceva mai i cazzi suoi, ma in realtà a Teo non dispiaceva affatto parlare con lui.


 

  • - Esattamente! Una vera giornata di merda, caro Luca… ma sono così provato? – domandò Teo sollevando il sopracciglio destro in un’espressione che lo caratterizzava molto. Accennò anche un piccolo sorriso, mentre il bicchiere di whiskey era a metà strada tra il bancone di legno scuro e pesante, e la sua bocca.
  • - Beh, un po’ si. Ti si vede dagli occhi! Siamo un po’ malinconici stasera, eh?!

 

Aveva occhio Luca… ne aveva visti di disperati al di là del suo bancone!

Teo finì il whiskey in un sorso solo. Iniziò ad attaccarsi alla birra.

  • - Come va il lavoro? Sei sempre lì al giornale?

 

Teo avrebbe voluto dargli un cazzotto, o più educatamente chiedergli la domanda di riserva… ma non fece né la prima, né la seconda cosa.

Si limitò ad annuire con la testa, lasciando volutamente trasparire dalla sua espressione un’ombra di rassegnazione.

  • - Vedi, Luca – disse Teo con la voce roca di chi non parla da molto tempo – oggi si fa fatica ad avere un bel lavoro, ma soprattutto a viverlo bene. Ci sono sempre troppi pensieri che frullano nella testa di un uomo, troppe idee, che uno poi fa fatica a mettere in ordine. Ma poi, in questa società che ti chiede sempre il massimo, sempre di più. Come si fa? Come si fa ad essere coerenti?!
  • - Eh, hai proprio ragione, ma bisogna scendere a compromessi per riuscire ad essere minimamente coerenti.

 

Ecco, qui Teo non ci vide più. Stavolta stava per colpirlo davvero. Questo proprio non doveva dirglielo. Teo si sentiva una nullità. Aveva ceduto alla società, alle imposizioni dei potenti, scegliendo di calpestare ideali, etica professionale e tutto quello per cui un uomo dovrebbe vivere.

Non colpì Luca neanche questa volta.

  • - Un altro giro Luca!

 

Luca lo servì con classe.

Passarono due ore di chiacchiere e whiskey.

Teo stava meglio, era ubriaco e riuscì addirittura a ridere di gusto ai racconti di Luca sulle avventure Messicane, dove andava tutti gli anni (per 3 mesi) con una coppia di amici.

Alle 2 e mezza circa Luca chiuse il Bar, invitando anche i due signori semi addormentati sui tavoli ad uscire. Offrì un passaggio a Teo, c’era freddo.

  • - Grazie Luca, ma faccio volentieri due passi.

 

Luca si avviò verso la macchina, con la sua andatura singolarissima e senza nemmeno girarsi disse a Teo di farsi vivo più spesso!

Aveva comprato una bottiglia di Jack Teo, da portare a casa. Ma quella bottiglia a casa non ci sarebbe mai arrivata.

Aprì gli occhi e a stento riusciva a muoversi.

Non era a casa, ma in Piazza Fontanesi, su una panchina completamente congelato. Tremava.

Guardò l’ora ed erano le 7.

Si mosse e cercò di realizzare dove fosse e cosa fosse successo. Ma non ci riuscì.

Si era scolato mezza bottiglia e l’altra mezza si era rovesciata per terra, sotto la panchina.

Aveva urlato per un bel po’ cose come: sono libero! Voglio essere libero! Lasciatemi vivere la mia cazzo di vita! Ma per fortuna nessuno chiamò la polizia.


Era praticamente svenuto sulla panchina e ci era rimasto tutta la notte in un sonno completamente incosciente.

Provò ad alzarsi, ma si sentiva male. I Moment, pensò! Ma non li aveva con se!

Passò di lì uno spazzino che lo guardò male, ma con quella faccia un po’ ebete, neanche troppo sconvolta… forse ci era passato anche lui, o di gente messa così ne aveva vista tanta.

Riuscì ad alzarsi, in preda a giramenti di testa violentemente dolorosi.

Raccolse anche la bottiglia ormai vuota e si diresse verso casa.

Si avvicinò alla campana del vetro per buttare la bottiglia. Il rumore che provocò gli rimbombò nella testa per diversi secondi. Era proprio messo male!

Trascinò il suo corpo barcollante su via San Carlo. Casa sua era proprio lì dietro.

In confusione nella sua testa si alternarono queste parole: Edicola. Giornale. Pezzo. Lapo. Cazzo.

  • - La Repubblica per favore.

 

L’erede Agnelli sta meglio. Forza Lapo!”

Si accasciò e vomitò.