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Mi
hanno sempre annoiato molto i misticismi.Mi fanno pensare alle persone che necessitano camuffare la vita con abiti artificiali come alternativa al sopportare la sua crudezza. Alcuni si ricoprono con un aurea di misticismo per elevarsi più in alto rispetto agli altri mortali; basti pensare che tutti coloro che si credono “reincarnati” sostengono di essere Cleopatra, Giulio Cesare o Gesù Cristo e mai un servo della gleba del secolo X, che doveva sottomettersi al signorotto locale che oltretutto, per ringraziarlo, si scopava sua moglie. Altri fuggono verso un mondo indimostrabile pensando che l’importante si trovi in quello e non in questo, dove si ha invece la sensazione di aver sbagliato nel passato, di essersi ripetuti nel presente e di avere tutte le carte in regola per fare lo stesso nel futuro. Come nel caso delle religioni insomma. E a me Amenabar è sempre sembrato un buon rappresentante
di questo modo di pensare. Sono dunque rimasto sorpreso di come questo illustre illuminato si sia potuto calare con tanta sicurezza, tanto pienamente e al tempo stesso tanto profondamente nei panni di persone reali, con problemi reali. Ed è questo il risultato più stupefacente del film, la mancanza di ostentazione, di quel finto accrescere con trucchi cinematografici la drammaticità della vita. Ed è come fece Robert Redford in “Gente comune”, la verità non ha bisogno di effetti speciali se raccontata bene. Ma c’è molto altro da dire. Il personaggio
di Sanpedro è talmente interessante, tanto pieno di umanità
che la sua vita e i suoi particolari problemi con la vita risultano appassionanti. Gli altri personaggi, una meraviglia. Tutti, senza alcuna
eccezione. Lo spaccato che il regista fa della personalità di questi
esseri umani che circondano Sanpedro è perfetto. I loro dialoghi
sono a volte brevissimi, ma l’efficacia con cui Amenabar li descrive
non necessita altro. Mi ha impressionato la colonna sonora che, composta dallo
stesso Amenabar, risulta perfetta tanto in qualità come nel suo
modo di aderire ai personaggi. |
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