Titolo: Il torcicollo a sinistra Autore: Gaucho

colloUna premessa: tra queste quattro mura non è abitudine parlare dello stato della res publica: bollato fin dai primi giorni di apertura come covo di artistoidi, di anacronisti e di buoni a nulla – definizione che di poco, d’altronde, si discosta dalla realtà – il Caffè della Calza fortunatamente riceve rare visite da parte dei politicanti di mestiere, più avvezzi a frequentare le piazze, i comizi, i circoli tennis.
Tuttavia, mi assumo la responsabilità di fare un’eccezione alla regola e di parlare, seppure brevemente, di un fatto curioso, che prende le mosse dalla veemente stagione politica che poco tempo fa ha infiammato lo Stivale.

Dunque, l’8 aprile del 2006 alle ore 15 minuto più minuto meno si chiudevano i seggi e si apriva lo spoglio delle elezioni politiche italiane, che vedevano contrapposti due diversi schieramenti e due diversi premier: a destra il Cavalier Banana, a sinistra il Professor Mortadella. Dopo cinque anni sotto al governo del Cavalier Banana, i migliori tra i nostri pensavano che il voto, estremo o moderato che fosse, andasse comunque espresso a favore del Professor Mortadella, nella speranza di un paese governato secondo le leggi, seppur frustranti, della politica, e non secondo quelle, seppur roboanti, del Bar Sport.

L’ 8 aprile del 2006 alle ore 15 minuto più minuto meno il sottoscritto si trovava alla sua scrivania, di fronte al monitor del computer, appena tornato dalla mensa aziendale e dunque gravato di un peso tale da rallentare ogni movimento che avrebbe compiuto nella successiva mezzora, compreso il click del mouse per aprire qualche sciagurato forward all’interno della casella di posta elettronica.
Nel giro di pochi secondi, le homepage di tutti i quotidiani online dello Stivale diedero notizia dei primi exit poll, le proiezioni di voto: la coalizione capitanata dal Professor Mortadella sembrava vincere con un notevole margine di vantaggio sulla coalizione capitanata dal Cavalier Banana. I migliori tra i nostri cominciarono a saltare, abbracciarsi e sfoggiare sorrisi a quarantadue denti, ma io non potei fare nulla di tutto questo perché proprio alle 15 minuto più minuto meno dell’8 aprile 2006, improvvisamente, senza che alcun mio gesto lo avesse preannunciato né provocato, il lato sinistro del mio collo si bloccò senza appello e il massimo che potei fare per la restante parte del pomeriggio fu muovere la mia sedia girevole dei gradi necessari per interloquire di volta in volta con i miei colleghi o con il mio capo.

Nel momento in cui quel fulminante colpo della strega mi immobilizzò, trasformando il lato sinistro del mio collo in un cubo di Rubik fatto di muscoli, non pensai a nulla che non fosse la Sfiga, questa affezionata compagna di vita. Solo con l’avanzare del pomeriggio, mentre notavo il vantaggio previsto per il Professor Mortadella assottigliarsi fino a scomparire e le espressioni sui volti dei migliori dei nostri muovere frenetiche dalla gioia al terrore, solo allora incominciai a stabilire una relazione tra il torcicollo a sinistra e il possibile tracollo della sinistra. Come se qualcuno, da molto più in alto o da molto più lontano, avesse voluto mandarmi un avvertimento: “Guarda, carino, che è proprio quando si crede di aver vinto che comincia la parte dolorosa della faccenda”.

Il Professor Mortadella fortunatamente la spuntò, anche se per un pelo, mentre il torcicollo calò giorno dopo giorno, fino a sparire. Tuttavia, un certo indolenzimento spuntò fuori almeno un paio di altre volte nei mesi successivi, di quando in quando, come a confermarmi che le cose non sarebbero andate così liscie come i più ingenui tra i nostri avevano creduto.
Vorrei dunque che il torcicollo a sinistra mi servisse come una lezione generale. Vorrei poter imparare una volta per tutte che è proprio lì, dalla parte in cui si concentrano le nostre speranze, che siamo destinati a soffrire. Perché finchè perdi, perdi. Ma quando vinci, beh, tutto diventa improvvisamente lì, a portata di mano, grettamente reale. E improvvisamente non si tratta più di ideali ma di contratti, non di passioni ma di calcoli, non di vagheggiamenti, ma di realtà. E la realtà, vecchia com’è, non può che celare alcuni dolorini (muscoli accavallati, nervi infiammati, ghiandole ingrossate) di cui è nostro compito farci carico, stringendo i denti.
Inseguire un sogno, se ci si pensa, è molto più semplice che governare con saggezza la realtà.