Il Caffè riapre?
Una filastrocca!

di Nicola Caverna (già Gash)

Più di un anno è stato chiuso,
si pensava: “Ormai è in disuso!”
Poi di nuovo ricompare,
i miscredenti: “Sempre uguale!”

Qui stupore e bocca aperta
”E’ d’argento ricoperta
quell’insegna rinnovata?
La ricordo sverniciata!”

Là sorpresa e meraviglia
”Nuova anche la maniglia!”
Al bancone, tutti belli
ricompaiono i fringuelli

che cantavano alla Rete
di sogni e vino la loro sete,
che dicevano alle orecchie
delle donne, giovani e vecchie:

”Possediamo un vecchio bar,
sufficiente a farci amar?”
A risposta negativa
non prendevan la deriva

ma col cuore in una mano
convenivan: “E’ disumano
un destino tanto avaro
con noi due: uno bello, l’altro caro!”

E così fatti i bagagli,
alle spalle i propri sbagli,
se ne andarono a far fortuna
inseguendo un’altra luna.

Non è dato di sapere
chi scaldò le loro sere,
se qualcuna dal dolce viso
mostrò loro il paradiso,

ma sappiamo, questo è certo,
che lontano hanno scoperto
che la trama della vita
va tessuta con le dita.

Poi un giorno son tornati
barbe lunghe, visi scavati
e han ripreso a immaginare
un Caffè da inaugurare

un locale aperto a tutti
alti, bassi, belli e brutti,
dove a sogni e fantasia
si brindasse a malvasia.