Titolo: Strisce pedonali Autore: Gaucho
Nella vita di tutti i giorni sono abbastanza refrattario a cercare la morte. Preferisco, come molti, evitarla.
Eppure c’è una quotidiana situazione, l’attraversamento delle strisce pedonali, in cui, devo ammetterlo, vado incontro alla morte in maniera gratuita, irresponsabile, dissennata.

Le strisce pedonali sono rettangoli bianchi disegnati sull’asfalto ad una distanza standard l’uno dall’altro. Tagliano trasversalmente la carreggiata e sono tragitti preferenziali destinati ai pedoni, perché questi non vengano spiattellati dalle auto mentre attraversano la strada. Ma questo lo sanno tutti.

Le strisce pedonali sono zebre alla rovescia. Talvolta solcate da crepe, possono essere sbiadite oppure bianche bianche, nuove di vernice e quando è così è un piacere attraversarle. Sono un avvertimento ottico per l’autista, che le vede e rallenta. Sono precedute, circa cinquanta metri prima per un auto che arriva, da un cartello blu con disegnato un omino che attraversa la strada.
In certi casi, e soprattutto negli ultimi anni, sotto alle strisce pedonali si rigonfiano protuberanze a forma di dosso, cosicché l’avvertimento per gli automobilisti non è solo ottico, ma anche tattile (lo sbalzo quando ci passi sopra) e cognitivo (se non rallenti ti si fottono le sospensioni).

Sulle strisce pedonali il pedone deve sempre passare, non ci son balle. Non è che se l’auto ha dei motivi particolari allora può passare, no. Il pedone ha sempre ragione, fa anche rima. Insomma, il pedone se volesse potrebbe scendere dal marciapiede e senza neanche guardarsi attorno tirar dritto sulle strisce con una faccia tutta beata. Ci potrebbe anche fare un passo di tango, volendo, o giocarci al pallone. Che per questo sono state inventate, le strisce, per essere uno spazio protetto.

Da piccolo, saltavo sulle strisce senza calpestare l’asfalto tra l’una e l’altra: ero convinto che, se mi fossi sbagliato, mi avrebbero preso sotto, non sapevo come ma l’avrebbero fatto. Magari andando su due ruote. Pensavo, insomma, che le macchine rispettassero solo la parte bianca delle strisce, non l’asfalto in mezzo. Non mi sbagliavo di molto.
Infatti le strisce pedonali saranno anche uno spazio protetto ma, va detto, quando non stanno in corrispondenza di un semaforo vengono abitualmente ignorate, vilipese, offese.
Anche il mio istruttore di scuola-guida mi ricordo che ci disse, paterno: “Ragazzi, mi raccomando, quando avrete la patente tirate sempre dritto sulle strisce”.
E la cosa sembra normale, tant’è che l’autista che si ferma in corrispondenza delle strisce pedonali viene addirittura ringraziato con la mano, mentre, se ci si pensa, ha solo compiuto il suo dovere.
Fatto sta che, soprattutto lungo i viali, si vede gente a piedi ai margini delle strisce con un atteggiamento strano. Senza pace voltano la testa a destra e a sinistra, azzardano un passettino come dire: “Scusate, vorrei attraversare”, poi tornano subito indietro, pentiti. Qualcuno cerca di guadagnare centimetro per centimetro senza farsi notare, ma di solito finisce male: passa un Land Rover a manetta, affonda i suoi pneumatici in una pozzanghera marrone e ricopre di fetido liquido il furbetto che cercava di attraversare facendo lo gnorri.
Coloro che risentono maggiormente della situazione-strisce sono comunque gli anziani, soprattutto quelli col bastone: al momento di attraversare hanno delle facce che sembra si stiano per lanciare con il bunjee jumping da un viadotto in Trentino; passata la prima mezzora in attesa sul bordo della strada, cominciano a roteare i loro bastoni verso le auto che arrivano, in un gesto simile a una minaccia o, in alcuni casi, a una profezia. Ottenuto l’arresto dei veicoli, attraversano affrettandosi sulle gambe gonfie e spesso si ha la sensazione di assistere a una delle loro ultime corse.

A questi atteggiamenti fa eccezione Cavaleina, re e barbone del mio quartiere, che di solito è meglio farlo passare data la sua indole inquieta e poco amichevole. Beh, quando tutte e tre le corsie di auto stanno immobili per lasciare che Cavaleina passi, quello attacca l’attraversata, gobbo lentissimo e trascinando la gamba destra, come al solito. E anche se tutti gli automobilisti sono lì, per una volta in rispettosa attesa, lui comunque li guarda uno a uno e si mette a insultarli e bestemmiare e a agitargli il bastone contro. E la cosa dura per un po’, dato che Cavaleina, come detto, ha il passo lento, annebbiato.

La situazione strisce pedonali, a mio parere, va oltre la semplice attraversata. Implica questioni etiche e sociali di portata internazionale. Tant’è che quello delle strisce è argomento favorito dai fuoriusciti che ritornano dopo un soggiorno all’estero: “Là le auto si fermano immediatamente”, “Saranno barbari ma hanno un rispetto per i pedoni…” o ancora: “Peggio che a Napoli”. Insomma è un problema serio.
Perché le strisce pedonali sono un cantuccio di civiltà che interrompe trasversalmente lo spazio immane della barbarie. Sono la rivendicazione dell’onore del pedone di fronte all’arroganza dell’automobilista. Il diritto del debole sullo strapotere strombazzante dello smog e della ripresa.
Il mio cercare quotidianamente la morte sulle strisce pedonali è, insomma, una battaglia che va ben oltre il mio destino di singolo.

Sulle strisce pedonali, insomma, il pedone dovrebbe attenersi ad un comportamento che senza sfociare nell’esplicito smadonnamento alla Cavaleina resti entro i limiti di una spocchiosa noncuranza.
Senza guardarti attorno, metti il piede giù dal marciapiede e avanza senza indecisioni, guardando dritto davanti a te. E che si fermino loro, per dio: qualcuno, strabuzzando gli occhi, rallenterà; qualcun altro, gli irriducibili, cercheranno di deviare sull’altra corsia per evitarti ma desisteranno per la sinfonia di clacson proveniente da dietro. Ci sarà poi chi penserà: “No, non è possibile” e continuerà ad accelerare fino a quando non sarà a un metro dalle strisce; sarà allora costretto a inchiodare. In quel momento lì, potrai finalmente voltarti verso il rozzo automobilista, indicare con un ampio gesto del braccio destro le strisce quasi a dire “Zona protetta, ignorante”, quindi, di fronte alle sue proteste, zittirlo con uno spocchioso gesto del dito indice e terminare l’attraversata, con estrema lentezza.
E se qualcosa dovesse andare storto, sappi che sei stato spiattellato per il bene dell’umanità.
Ci vedremo nel paradiso dei giusti che, dicono, è zona pedonale.