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Nella
vita di tutti i giorni sono abbastanza refrattario a cercare la morte. Preferisco,
come molti, evitarla. Eppure c’è una quotidiana situazione, l’attraversamento delle strisce pedonali, in cui, devo ammetterlo, vado incontro alla morte in maniera gratuita, irresponsabile, dissennata. Le strisce pedonali sono rettangoli bianchi disegnati sull’asfalto ad una distanza standard l’uno dall’altro. Tagliano trasversalmente la carreggiata e sono tragitti preferenziali destinati ai pedoni, perché questi non vengano spiattellati dalle auto mentre attraversano la strada. Ma questo lo sanno tutti. Le strisce pedonali sono zebre alla rovescia. Talvolta solcate da crepe,
possono essere sbiadite oppure bianche bianche, nuove di vernice e quando
è così è un piacere attraversarle. Sono un avvertimento
ottico per l’autista, che le vede e rallenta. Sono precedute, circa
cinquanta metri prima per un auto che arriva, da un cartello blu con disegnato
un omino che attraversa la strada. Sulle strisce pedonali il pedone deve sempre passare, non ci son balle. Non è che se l’auto ha dei motivi particolari allora può passare, no. Il pedone ha sempre ragione, fa anche rima. Insomma, il pedone se volesse potrebbe scendere dal marciapiede e senza neanche guardarsi attorno tirar dritto sulle strisce con una faccia tutta beata. Ci potrebbe anche fare un passo di tango, volendo, o giocarci al pallone. Che per questo sono state inventate, le strisce, per essere uno spazio protetto. Da piccolo, saltavo sulle strisce senza calpestare l’asfalto tra
l’una e l’altra: ero convinto che, se mi fossi sbagliato,
mi avrebbero preso sotto, non sapevo come ma l’avrebbero fatto.
Magari andando su due ruote. Pensavo, insomma, che le macchine rispettassero
solo la parte bianca delle strisce, non l’asfalto in mezzo. Non
mi sbagliavo di molto. A questi atteggiamenti fa eccezione Cavaleina, re e barbone del mio quartiere, che di solito è meglio farlo passare data la sua indole inquieta e poco amichevole. Beh, quando tutte e tre le corsie di auto stanno immobili per lasciare che Cavaleina passi, quello attacca l’attraversata, gobbo lentissimo e trascinando la gamba destra, come al solito. E anche se tutti gli automobilisti sono lì, per una volta in rispettosa attesa, lui comunque li guarda uno a uno e si mette a insultarli e bestemmiare e a agitargli il bastone contro. E la cosa dura per un po’, dato che Cavaleina, come detto, ha il passo lento, annebbiato. La situazione strisce pedonali, a mio parere, va oltre la semplice attraversata.
Implica questioni etiche e sociali di portata internazionale. Tant’è
che quello delle strisce è argomento favorito dai fuoriusciti che
ritornano dopo un soggiorno all’estero: “Là le auto
si fermano immediatamente”, “Saranno barbari ma hanno un rispetto
per i pedoni…” o ancora: “Peggio che a Napoli”.
Insomma è un problema serio. Sulle strisce pedonali, insomma, il pedone dovrebbe attenersi ad un comportamento
che senza sfociare nell’esplicito smadonnamento alla Cavaleina resti
entro i limiti di una spocchiosa noncuranza. |
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