Hashishgheennabalivi
(
ovvero come un romanzo sul complotto ha ispirato un complotto)

 

Nel Pendolo di Foucault (1988), Eco racconta la storia di un misterioso (e inesistente?) Piano che, sotterraneo rispetto a tutta la storia ufficiale, da sempre decide del destino dell’Umanità: un ermetico progetto che, attraverso delitti guerre e persecuzioni, coinvolge e corrompe Templari e Massoni, Shakespeare e Gesù, gesuiti e rivoluzionari, Hitler e Cagliostro, cabbalisti e scienziati, Bacone e San Bernardo. 

A un certo punto tra le trame di questo immaginario complotto Eco inserisce anche la storia dell’ala eretica dell’Islam, la minoranza sciita, e in particolare del connubio dei Templari con una minoranza della minoranza, l’ismaelismo, riformato in Persia

(resistete nella lettura, dopo vi spiego)

[…] per opera di un personaggio affascinante, mistico e feroce, Hasan Sabbah. E quivi Sabbah pone il proprio centro , il proprio imprendibile seggio a sudovest del Caspio, nella fortezza di Alamut, il Nido del Rapace. Quivi Sabbah, si attorniava dei suoi accoliti, i fida’iyyun o fedain, fedeli sino alla morte che egli usava per compiere i suoi assassinii politici, strumenti della gihad hafi, la guerra santa segreta. I fedain, o come egli li chiamasse, che sarebbero poi stati tristemente famosi col nome di Assassini – che non è un bel nome, ora, ma allora e per loro era splendido, emblema di una razza di monaci guerrieri che molto assomigliavano ai Templari, pronti a morire per la fede. Cavalleria spirituale […] Quivi Sabbah, regnava, e dopo di lui coloro che sarebbero stati conosciuti come il Veglio della Montagna, primo fra tutti il suo sulfureo successore Sinan […] Sinan decide di uccidere il marchese cristiano di Montefeltro, e istruisce due dei suoi, che si insinuano tra gli infedeli mimandone gli usi e la lingua, dopo dura preparazione. Travestiti da monaci, mentre il vescovo di Tiro offriva un banchetto all’inconsapevole marchese, gli saltano addosso e lo feriscono. Un assassino viene subito ucciso dalle guardie del corpo, l’altro ripara in una chiesa, attende che vi venga portato il ferito, lo assale, lo finisce, soccombe beato. Perché, dicevano gli storiografi arabi di linea sunnita, e poi i cronisti cristiani, da Odorico da Pordenone a Marco Polo, il Veglio aveva scoperto un modo atroce per rendere i suoi cavalieri fedelissimi sino all’estremo sacrificio, macchine di guerra invincibili. Li trascinava giovinetti in sonno al sommo della rocca, li snervava di delizie, vino, donne , fiori, deliquescenti banchetti, li stordiva di hashish – da cui il nome della setta. E quando non avrebbero più saputo rinunciare alle beatitudini perverse di quella finzione di Paradiso, li trascinava fuori nel Sonno, e li poneva di fronte all’Alternativa: vai e uccidi, se riesci questo paradiso che lasci sarà di nuovo tuo per sempre, se fallisci ripiombi nella gheenna quotidiana. E quelli, storditi dalla droga, proni ai suoi voleri, si sacrificavano per sacrificare, uccisori a morte condannati, vittime dannate a fare vittime[…] Come li ammiravano i Templari, bestioni soggiogati da quella limpida volontà di martirio, che si sottomettevano a pagar loro pedaggi, chiedendone in cambio formali tributi, in un gioco di mutue concessioni, complicità, fratellanza d’armi, sbudellandosi in campo aperto, accarezzandosi in segreto, sussurrandosi a vicenda di visioni mistiche, formule magiche, raffinatezze alchemiche… Dagli Assassini, i Templari apprendono i loro riti occulti. Solo l’imbelle insipienza dei balivi e degli inquisitori di Re Filippo aveva impedito loro di comprendere che lo sputo sulla croce, il bacio sull’ano, il gatto nero e l’adorazione del Bafometto altro non erano che la ripetizione di altri riti, che i Templari compivano sotto l’influsso del primo segreto che avevano appreso in Oriente l’uso dell’hashish.”

 

Ora, chiarisco prima di tutto che non so cosa significhi ‘gheenna quotidiana’ né chi cazzo sia unbalivo’.

Certo è che questa, come abitudine di Eco, è una pagina di storia documentata che si mette al servizio della letteratura. Se è vero che il legno dell’umanità, per quanto ci si affanni a drizzarlo, resta sempre storto uguale, allora proprio non posso fare a meno di scovare in questa pagina inquietanti rimandi a quel che sta succedendo di questi tempi.

 

Infatti mi ha detto il mio giornalaio signor Pazzi Piovasco (che l’ha saputo dal barista del centro commerciale signor Vasirani Signor) che su qualche montagna afghana si svolgono regolarmente specie di supersummit: ci si fa una canna, si decide un po’ il prezzo del petrolio, ci si fa un’altra canna “George, mi fai un filtrino?” ci si butta sulle tartine del deliquescente banchetto, si sparla dei coreani “Osama, questo cioccolato è di primissima. Chi te l’ha venduto? Il solito…come si chiama quel pusher là… Bafometto?”, ci si butta su due o tre odalische tettute, si sparla dei marocchini “Ah, ma adesso basta. Ci mando Abdul che tanto è strafatto e lo faccio saltare in aria” “No (con la voce lamentosa da checchetta), dai, ti prego, voglio mandarci quei gonfiati del cazzo dei miei soldati” ci si fa un’altra canna, ma poi basta perché uno ha già vomitato e poi sta salendo quella voglietta di andare a letto dove, mentre ci si sussurra nelle orecchie la formula dell’antrace (che a George lo attizza come un mandrillo), ce la si può metter nel culo in santa pace e senza ritegno, come facevano gli antenati. Dopo, è costume leggere una paginetta di un romanzo, in ricordo di quella volta una quindicina di anni fa in cui, tutti assieme e un po’ a corto di idee, si prese quel mattone di un certo Eco e vi si trovò ispirazione per non annoiarsi negli anni a venire.

 

Il potere della letteratura. Ma soprattutto del fumo buono.