Banco
Il bancone è di legno scuro e sopra ci si possono notare le crepe del tempo: impronte circolari disegnate dai boccali, infossamenti provocati dai pugni degli avventori, cuori di lacrime incisi dagli amanti.
Dietro al bancone ci stanno i soliti: i baristi o osti o tavernieri o vinai o locandieri, che dir si voglia. >>>

Il torcicollo a sinistra
 

Una premessa: tra queste quattro mura non è abitudine parlare dello stato della res publica: bollato fin dai primi giorni di apertura come covo di artistoidi, di anacronisti e di buoni a nulla – definizione che di poco, d’altronde, si discosta dalla realtà – il Caffè della Calza fortunatamente riceve rare visite da parte dei politicanti di mestiere, più avvezzi a frequentare le piazze, i comizi, i circoli tennis.
Tuttavia, mi assumo la responsabilità di fare un’eccezione alla regola e di parlare, seppure brevemente, di un fatto curioso, che prende le mosse dalla veemente stagione politica che poco tempo fa ha infiammato lo Stivale.

(continua...)


Tale è il mondo, o savio animale
A me il Gaucho scaltro ed altero
Di tanto marciume poco ne cale
Questo son io, di me vado fiero

E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì. E cos'è che volevi?
Potermi dire amato, sentirmi
amato sulla terra


Raymond Carver




© Caffè della Calza 2004